Movimento Eversivo Rinascita Democratica Anticlericale

 

Scrocifissi

Può sembrare facile, in un'ottica laica e laicistica, fare una valutazione sulla sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo in base alla quale la presenza di crocifissi nelle aule scolastiche viola il diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni, nonché la libertà di religione degli alunni.
Se poi si tiene in mente lo slogan che campeggia in cima a questa pagina, diventa totalmente logico, per non dire scontato, approvare la sentenza: se lo Stato dev'essere laico, togliamo i simboli religiosi al di fuori dei luoghi di culto. Tuttavia un non credente ha ben presente anche un altro concetto, e
cioè che quando si tratta di religione, la logica spesso finisce fuori gioco. D'altra parte, se così non fosse, esisterebbero forse le religioni?
Tentiamo quindi di fare un'analisi sulla questione che vada al di là della semplice logica lineare di cui sopra. In questo senso pare degno di nota il commento dell'europarlamentare del PD Debora Serracchiani, che dopo aver definito la sentenza "formalmente corretta e condivisibile", aggiunge che "il modo in cui la tradizione culturale espressa della Chiesa cattolica si intreccia con la storia del nostro Paese richiede un approccio più complesso e una maggiore profondità di coinvolgimento". Ed è proprio qui il punto: il cattolicesimo in Italia è talmente
radicato da rappresentare qualcosa che va al di là della religione, e sconfina largamente nella cultura del Paese. E' chiaro che, per chi si batte per uno  Stato laico, l'obiettivo dev'essere quello di arginare questa cultura, cercando magari di preservarne gli aspetti più compatibili con l'etica laica. Ma quando l'oggetto del contendere diventano i simboli, la questione, apparentemente più semplice, può in realtà complicarsi. Un simbolo non si può plasmare, modificare, smussare: o si mette o non si mette, o si lascia o si toglie. E allora, se la soluzione prospettata da Bruxelles appare supportata dalla logica pura, non bisogna dimenticarne le controindicazioni: per una larga parte della popolazione, far sparire i crocifissi  da un giorno all'altro potrebbe essere una specie di shock. Anche se questo fa sorridere chi scrive, e forse la maggior parte di chi  legge queste righe.
Probabilmente un cambiamento di questo tipo dovrebbe seguire un cambiamento culturale, non precederlo. Se lo precede, si tratta di una  forzatura. E la domanda da porsi, sempre in ottica laica, è se tale forzatura può aiutare il cambiamento, o se non rischia di provocare un  irrigidimento, rallentandolo.
Ora però non aspettatevi la risposta.....